
«Nel 2014 abbiamo mantenuto gli impegni che avevamo assunto», ha commentato il ceo, Federico Ghizzoni. «Abbiamo sensibilmente aumentato il credito erogato alle famiglie e l’attività di gestione del risparmio, abbiamo sostenuto la crescita delle imprese e accompagnato la loro espansione sui mercati internazionali. Siamo una delle più solide banche commerciali europee e la progressiva attuazione del piano industriale sta dando i suoi risultati: confermiamo le nostre scelte strategiche in un quadro macroeconomico che dà i primi segnali di miglioramento, anche grazie alle azioni annunciate dalla BCE».
Quasi dimezzati gli accantonamenti sui crediti: 754,3 milioni nel quarto trimestre e 2,1 miliardi nell’anno, il 43,2% in meno del 2013. I crediti verso clientela restano sostanzialmente stabili a €423,2 mld (+0,5% sul terzo trimestre 2014): in particolare, in Italia sono 4,6 i miliardi di nuovi prestiti erogati nel quarto trimestre, il 93,4% in più dello stesso periodo 2013; il totale delle nuove erogazioni raggiunge i 13,2 miliardi nell’esercizio 2014 (+64%), un dato superiore ai run-offs (11,1 miliardi), guidati dai mutui residenziali (+111,6%) e dai crediti alle imprese (+104,9%).
Si diceva della non core bank, la bad bank interna del gruppo: al 31 dicembre scorso aveva in pancia 75,2 miliardi di crediti lordi (-10,3 miliardi da dicembre 2013), di cui circa il 25% di crediti in bonis e circa il 75% di crediti deteriorati. Su base annuale i crediti lordi sono diminuiti principalmente grazie alla riduzione delle esposizioni (-2,8 miliardi), alle cessioni di portafogli di crediti deteriorati (-2,5 miliardi) e al passaggio di alcune posizioni in bonis nel perimetro della Core Bank (-3,1 miliardi). Nel quarto trimestre i crediti deteriorati lordi sono sostanzialmente stabili (+0,6% trim/trim, -1,7% a/a) con un più alto coverage ratio al 52,9%. Le sofferenze ammontano a 37,6 miliardi, il coverage ratio sale 62,7%.
«Il turnaround dell’Italia è ampiamente concluso, in tutti i Paesi in cui operiamo assicuriamo un importante sostegno all’economia», ha aggiunto Ghizzoni: la rete commerciale italiana ha chiuso con un utile netto di 2,1 miliardi (+47% sul 2013), l’Europa dell’Est e la Polonia con 1,4 miliardi.
Per quanto riguarda i ricavi, il margine d’interesse sale 12 miliardi (+3,4%), le commissioni a 7,4 miliardi (+4,3%); scendono i ricavi da trading a 1,57 miliardi (-37,5%). Dal punto di vista patrimoniale, Il Cet1 ratio transitional si attesta al 10,41%2 e quello fully loaded al 10,02%. Il total capital ratio transitional è del 13,63%; al riguardo, «UniCredit ha assunto un approccio conservativo escludendo dai total capital ratio tutti gli strumenti Tier 2 amortising emessi dopo Dicembre 2011 e si è già attivata per l’emissione di strumenti sostitutivi in linea con la regolamentazione CRR», recita una nota diffusa oggi.
Dopo la diffusione dei dati, il titolo a Piazza affari ha toccato una perdita del 3%, dopo alcuni report che hanno valutato non positivamente i conti alle voci utile e capitale.
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