
Questi numeri, così impietosi, arrivano quando siamo già al settimo anno di crisi economica, che noi abbiamo denunciato per primi mentre gli altri ci davano dei catastrofisti e raccontavano che i ristoranti erano sempre pieni. Il sistema produttivo è allo stremo e poco o niente viene fatto per invertire la tendenza. Si parla molto di regole, ora, ma prima servirebbe intervenire sulla riorganizzazione dell’economia e della produzione. I precari, i pensionati, i lavoratori che non percepiscono reddito, i giovani, i disoccupati: nelle manifestazioni per cambiare la Legge di Stabilità abbiamo dato voce alle categorie più a rischio, che non possono permettersi di galleggiare perché hanno fretta, quella fretta a cui l’ansia di non farcela ti costringe.
Intanto, stanno iniziando le prime assemblee di base del nostro Congresso. Sarà quello un palco dove i nostri iscritti potranno dire la loro. E più la diranno, e più saremo uniti nel dirla, più potremo influire su quale direzione prenderà il nostro Paese.
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