
alternativa all’aumento di capitale le dismissioni – ha spiegato Berneschi – in questa situazione la gente dove li prende i soldi? Va a rubare? Le dismissioni saranno sufficienti”.
In realtà, è proprio questo il punto: le dismissioni immaginate basteranno davvero? La risposta non è scontata, anche perché bisogna tener presente un elemento, la differenza tra quanto si incassa e quanto di questa cifra può essere computato a “rafforzamento patrimoniale”, quell’indicatore che la Banca d’Italia ha consigliato dover essere pari almeno ad 800 milioni. Per rendersi conto della differenza basti pensare che il valore di carico a bilancio delle partecipazioni oggetto di dismissione è complessivamente di circa 600 milioni di euro mentre il relativo assorbimento di capitale a livello consolidato è di circa 450 mln di euro.
I vari asset infatti non assorbono capitale (e dunque non lo liberano) allo stesso modo: il caso più “pesante” è quello delle assicurazioni, che assorbono molto capitale per una banca. Sul versante opposto c’è la partecipazione nell’autostrada dei Fiori, dove per Carige l’assorbimento di capitale è inesistente, mentre per la sgr c’è un piccolo assorbimento di capitale (ma è anche iscritta in bilancio a valori di carico molto bassi). Questo asset è tra i più semplici da vendere e a quanto risulta c’è anche molto interesse sul mercato. Ma la valutazione del prezzo è complessa: dipende infatti da quanta parte della retrocessione delle commissioni di collocamento viene attribuita dalla sgr alla banca: più è alta la parte che resta alla sgr e più incassa Carige dalla vendita, ma meno guadagna in seguito, collocando quei prodotti. Allo stesso modo, si tratterà di vedere quali accordi commerciali verranno sottoscritti, prima della cessione; tutti fattori in grado di modificare il prezzo di vendita finale.