Finecobank: il nostro Primo Maggio

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A causa dell’emergenza  sanitaria non si possono tenere iniziative di piazza e per la prima volta dal 1945 anche il Primo maggio sarà privato delle manifestazioni e dei cortei che lo hanno sempre festeggiato.
Eppure, mai come oggi sentiamo il bisogno di riconoscerci sotto le nostre bandiere, i nostri canti, i manifesti, gli striscioni, le parole d’ordine che dal 1890, dapprima come mobilitazione sociale e poi anche come festa repubblicana, hanno sempre segnato la nostra appartenenza al movimento sindacale.
Per festeggiare, nonostante tutto, il nostro 1° Maggio, la CGIL ha messo online una esposizione virtuale che ci racconti e che ci faccia sentire, come sempre, parte di un a grande famiglia:
 
 
ed è stata aperta una pagina Facebook:
 
 
dove sarà possibile seguire le iniziative della CGIL per questo 1° maggio 2020 e a cui tutti potranno contribuire, postare o inviare foto, storie, ricordi, aneddoti, documenti.
 
Raccontiamo la nostra storia, con la consapevolezza di servire una causa importante e dedichiamo questo racconto corale ai lavoratori e alle lavoratrici che oggi, finalmente, sono stati riscoperti essenziali.
Facciamo in modo che il 1° maggio continui a essere una festa di rinnovamento e di speranza, di cui – oggi più che mai – abbiamo bisogno.
 
“Lavorate sodo, dunque, e soprattutto lottate insieme, rimanete uniti. Il sindacato vuol dire unione, compattezza. Uniamoci con tutti gli altri lavoratori: in ciò sta la nostra forza, questo è il nostro credo”, diceva nel suo ultimo discorso Giuseppe Di Vittorio.
COME NASCE LA FESTA DEI LAVORATORI
La Festa del lavoro – o dei lavoratori – ha una lunga tradizione: il primo “Primo Maggio” nasce infatti a Parigi il 20 luglio del 1889.
L’idea venne lanciata durante il congresso della Seconda Internazionale, in quei giorni era riunito nella capitale francese. Durante i lavori venne indetta una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre la giornata lavorativa a otto ore.
Perché il 1° maggio. La scelta della data non era casuale: si optò per il 1° maggio perché tre anni prima, nel 1886, una manifestazione operaia a Chicago era stata repressa nel sangue. A metà del 1800, infatti, i lavoratori non avevano diritti: lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni, e spesso morivano sul luogo di lavoro. Il 1° maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. La protesta durò 3 giorni e culminò, il 4 maggio, col massacro di Haymarket: una vera e propria battaglia in cui morirono 11 persone.
Oltreconfine. L’iniziativa superò i confini nazionali e divenne il simbolo delle rivendicazioni degli operai che in quegli anni lottavano per avere diritti e condizioni di lavoro migliori. Così, nonostante la risposta repressiva di molti governi, il 1° maggio del 1890 registrò un’altissima adesione. Oggi quella data è festa nazionale in molti Paesi. Naturalmente Cuba, Russia, Cina, ma anche Messico, Brasile, Turchia e i Paesi dell’Ue. Non lo è, invece, negli Stati Uniti.
Abolito dal fascismo. Nel 1923, sotto il fascismo venne abolito il 1° maggio e la festa dei lavoratori confluì nel Natale di Roma (21 aprile), leggendaria data di fondazione della Capitale, nel 753 a. C.
Nel 1947 infine la festa del lavoro e dei lavoratori divenne ufficialmente festa nazionale.
 
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