Coordinamento Donne Cgil del 5 luglio2019 – Sintesi della relazione

Il 5 luglio a Roma si è riunito il coordinamento delle politiche di genere della CGIL, in preparazione all’assemblea nazionale delle delegate del 5 ottobre prossimo. Si è aperta la riflessione da noi auspicata, a cui vogliamo arrivare preparate per dare il nostro contributo fattivo. Condividiamo quindi temi e programmi di lavoro, su cui invitiamo le compagne dei nostri coordinamenti – nazionale e territoriali – a ragionare, coinvolgendo anche i compagni nei luoghi misti dell’organizzazione.

Coordinamento delle Politiche di Genere – Sintesi della Relazione – Roma, 5 luglio 2019

Obiettivo della riunione è delineare un programma di lavoro che traguarda, tra l’altro, l’Assemblea Nazionale delle delegate del 5 ottobre 2019.
Pensiamo che l’Assemblea Nazionale debba diventare un’appuntamento annuale da tenersi ogni anno intorno alla prima settimana di ottobre.

Il contesto attuale è indubbiamente regressivo, nel nostro Paese, e più in generale nel mondo. Il Congresso della famiglia a Verona non è un episodio sporadico fuori contesto, ma l’evento pubblico di un’organizzazione internazionale ampiamente finanziata che si colloca a pieno titolo nella destra (più o meno populista e sovranista) mondiale che ripropone un modello autoritario e totalitario fondato sulla subalternità e sottomissione delle donne.

Nel nostro Paese il diffondersi di progetti di Legge, di cui il più noto è quello che porta il nome del senatore Pillon, delineano la volontà di intervenire sui diritti fondamentali conquistati dalle donne.
L’apparente ordine sparso non deve indurci nell’inganno.

Ancora quello che qualifica il “clima” è il linguaggio che caratterizza dal Governo alla politica tanta parte della parola pubblica e insemina il linguaggio comune; un linguaggio che travolge le più elementari forme di rispetto e si esercita soprattutto sui e contro il corpo delle donne.

Il sessismo è stretto parente del razzismo come dell’omofobia.
Il quadro non è solo nero. Possiamo vedere e riconoscere nel nostro Paese come nel mondo la reazione dei movimenti delle Donne, ma non dobbiamo sottovalutare la necessità di anticorpi anche nella nostra organizzazione.
Il report sul gender gap ci conferma una posizione arretrata del nostro Paese, sia sul gap salariale, sia sulla condivisione del lavoro di cura e il tempo delle donne. Dobbiamo poi riprendere una lettura attenta sulle discriminazioni.

Questo clima regressivo ci impone di recuperare ricostruire una lettura che individui come il genere, le politiche ed i diritti non sono tema di parte, ma condizione per stare meglio tutte e tutti.

Il programma di lavoro affrontiamolo per capitoli:

Assemblea delle delegate: innanzittutto un bilancio di quanto ha determinato la nostra piattaforma (Vogliamo tutto) nella contrattazione di genere, da considerare parte essenziale della contrattazione inclusiva. In sintesi un bilancio ed una ripartenza provando ad affondare di più su alcuni temi: salario e gap salariale, salario unilaterale e premi di risultato; come si interviene sulla professionalità. Professionalità, carriere, organizzazione del lavoro sono fortemente permeati dalla necessità di avere nettezza sul tema “tempo”: orario, flessibilità, disponibilità, uso del tempo.

Ancora svelare la trappola della conciliazione costruendo invece rivendicazioni contrattuali sulla condivisione.
Ovvero dobbiamo ricostruire un pensiero che dia valore alla differenza.
La regressività di questa stagione non deve indurci solo ad una linea difensiva, ma alla scelta di osare, di proporre come avanzare,considerando che solo così anche la difesa sarà efficace.

Sulla violenza contro le donne, sulle molestie nei luoghi di lavoro. Stiamo preparando l’iniziativa per chiedere la ratifica, da parte del Governo, della convenzione ILO 190. Stanando anche Confindustria che si è astenuta sulla raccomandazione che accompagna la convenzione. La ratifica richiede che corrisponda al recepimento una legislazione ad hoc. Prepareremo del materiale ma vorrei fin da subito sottolineare che la convenzione va oltre la dizione luoghi di lavoro, definendo invece molestie sul lavoro.

Possiamo accompagnare la campagna per la ratifica con una nuova stagione di contrasto alle discriminazioni, ci sono guide già elaborate unitariamente a Torino, dalla Funzione Pubblica, dalle CCOO Spagna. Strumenti utili e da utilizzare che ovviamente mettiamo a disposizione delle strutture.

I tavoli con il Governo, sottosegretario Spadafora, dovrebbero finalmente partire, quando sarà noto il contenuto del piano antiviolenza faremo ovviamente le necessarie valutazioni anche con la rete delle Associazioni.
Il tema del restare in rete a proposito di movimento delle donne, e non solo, è tema fondamentale.

Il nostro interno: con uno sguardo agli anticorpi ancor più necessari in questa stagione abbiamo avanzato progetti di formazione. Due progetti “Ricominciamo da noi” dedicato agli uomini sulla violenza contro le Donne che è esercitata dagli uomini e sulla contrattazione di genere. L’altro “Un’organizzazione tutta per sè” dedicato alle donne che affronta insieme alle Politiche come stare a proprio agio nella nostra organizzazione.

L’indagine svolta dal Coordinamento della Toscana sulle dirigenti della nostra organizzazione ci lancia un segnale di allarme, che coincide con molti racconti. Vi è un disagio, una disattenzione, vi sono più o meno esplicite modalità di demotivare anche attraverso, forme organizzative come essere a scavalco di più strutture, senza deleghe definite. Diminuiscono le Segretarie Generali e le presenze, molti casi di segretarie sostituite da uomini.

Per questo valuteremo se e come se fare un indagine nazionale. Certo serve lavorare sulle condizioni di agio, in primis con la formazione, ma serve che agisca la rete, l’essere in rete, il lavorare collettivamente, lo scambiarsi informazioni ed esperienze. Serve poi una lettura dell’organizzazione. Non certo una lamentazione, ma una battaglia politica che continua.

La nostra lettura sindacale non si ferma ovviamente alle politiche di genere nella contrattazione quella classica e quella sociale molta attenzione dovremo avere sulle manovre finanziarie: sanità, scuola (e le previsioni di tagli), sui temi della povertà, e come incidono sulla condizione di genere.

Se pensiamo al tema della salute delle donne, della maternità consapevole e guardiamo le modalità con cui si lancia il tema demografico e del crollo della natalità in Italia, penso che dobbiamo prenderci carico di questo tema, anche per affrontarlo nella sua compiutezza a partire dal lavoro, dalla precarietà, dall’insicurezza.

Il Paese machista e del “prima gli italiani”, ha bisogno di riscoprire cosa vuol dire prendere in carico ed esercitare la cura del lavoro, delle persone, del mondo.
Il futuro passa da qui e dalla forza delle donne.
Passa anche, in questa epoca, dal riprendersi cura del linguaggio, anche nell’organizzazione.

Il linguaggio dello stupro invocato, della sterilizzazione forzata, che fa sfoggio di forza e potere sui nostri corpi, (perché le menti pensano di cancellarle con la limitazione dei diritti e delle libertà) è ormai di uso comune, dimostrando, purtroppo, i rischi dell’assuefazione più o meno consapevole.

Dobbiamo essere chiare ed esplicite, questo è un problema di democrazia, non solo di relazioni.

Infine dobbiamo affrontare dei temi che ci vengono proposti da fuori, ma richiedono una nostra riflessione.

8 marzo e sciopero delle donne.

Non si tratta ovviamente della discussione sulla copertura dello sciopero di questa o quella categoria o luogo di lavoro, questo lo abbiamo sempre fatto, ma non risolve il problema. Abbiamo analizzato Spagna e Svizzera, verificando le loro scelte ed anche le loro difficoltà.

Siamo coscienti che non è lo stesso, o meglio non sempre ha lo stesso significato l’uso della parola sciopero generale, o in altri casi di sciopero delle donne.
Spesso noi lo affrontiamo a partire dal tema dei rapporti di forza che derivano dallo sciopero e non come tema di “denuncia”, di dimostrazione generale. Così come lo sciopero delle donne ci interroga sull’unità del movimento dei lavoratori, le forme di solidarietà e di partecipazione.

Ancora come, quale piattaforma? La piattaforma del movimento come si “traduce” sindacalmente?

Pensiamo che sia necessario fare questa discussione, aver un nostro punto di vista, del Coordinamento e delle delegate, da offrire all’Organizzazione. Pensiamo di affrontarla ora, nei prossimi mesi non negli ultimi giorni prima del 8 marzo sull’onda delle polemiche.
Gestazione per altri, il Segretario Generale ha già sgomberato il campo, l’agenda della Cgil non si detta da fuori, non si discute con chi insulta, con chi ci confrontiamo lo decidiamo noi.
Per questo il tema non è la polemica strumentale e sovratono.

La Cgil ha una lunga tradizione e capacità nella sua storia, di affrontare e discutere di argomenti cosidetti “sensibili”. Per affrontare la discussione serve che sia ordinata e si renda esplicito da che punto, da quale orientamento si affronta il tema.

Vi è, ovviamente, una trasversalità tra “Nuovi diritti” e politiche di genere e così crediamo debba essere affrontato ed anche immaginare come si costruisce un metodo di lavoro comune.
Da quali principi partire il primo essenziale è la nostra laicità.

Non solo perché lo dice la Costituzione della Repubblica, laicità significa innanzitutto rigettare il proporre modelli “morali” di vita. Lo stato etico, che tanto spesso coincide con lo stato confessionale nega le libertà, offre dogmi. Dentro la scelta di laicità abbiamo assunto altri due principi, che sono all’origine del movimento delle Donne anche nella nostra organizzazione, libertà ed autodeterminazione.

E’ questo che ci ha guidato sulla 194 e i referendum, sulle L. 40 ed i referendum.

I due principi vanno insieme: non sono libera se non posso autodeterminarmi, se non mi si riconosce la parola ultima sulle scelte.
Ovviamente in questa libertà c’è anche quella di codecidere, nella relazione, non perchè lo impone l’ordinamento.

Detto questo a premessa di una discussione che su questi temi è sempre molto scivolosa, va detto che non c’è un diritto ad avere figli, c’è ed è legittimo un desiderio.
Ma mentre il diritto porta con sè la dimensione universale, il desiderio è “privato”. Importante, legittimo ed ovviamente ci si scontra e confronta sia con quanto è sempre successo nella storia sia con le nuove tecniche e le possibilità offerte dalla scienza.

Intorno a questo, non alle sanzioni morali, si dovrebbe muovere la discussione. Ovviamente parlare di libertà, richiede di escludere dallo scenario possibile, tutte le forme di mercato, di commercializzazione che richiamano da vicino la tratta. Quindi escludiamo, neghiamo tutto ciò che porta, permette sfruttamento. Libertà di decidere, è anche libertà di cambiare idea. E’ una sfera personale, richiede una legislazione? La risposta non è semplice. E non si può discuterne come se fosse un tema solo connesso all’omosessualità e alle famiglie arcobaleno. Basta ricordarsi la discussione sulla Legge 40 o scorrere le cronache.

Va invece distinto il tema del riconoscimento dei figli che ci sono, non si può scaricare su di loro, le tensioni del mondo adulto. In questo come in qualunque altro conflitto.
Tornando al comunicato del Segretario Generale è giusto che l’organizzazione discuta, valuti anche se è necessario o meno decidere, ma credo che discussione e decisione sarebbero sbagliate se non tenessero in conto un punto di vista delle donne.

Il dibattito e le conclusioni

Alla relazione è seguita una discussione impegnata, con 28 interventi, che ha molto condiviso le proposte di lavoro e di discussione ed indicato ulteriori ipotesi poi assunte nelle conclusioni.
Ci siamo lasciate, con l’appuntamento agli attivi o comunque a riunioni nei territori in preparazione dell’Assemblea Nazionale del 5 ottobre p.v., con una sottolineatura diffusa sul tema dell’occupazione e il piano straordinario per l’occupazione femminile e giovanile.

Abbiamo deciso che il lavoro preparatorio, quello dei gruppi di lavoro per temi, argomenti contrattuali lo faremo anche in forma telematica, per evitare il moltiplicarsi di trasferte, ci attendono già molte iniziative.

Avremo invece un appuntamento specifico per la discussione sul 8 marzo.

E’ stato sollecitato un nostro orientamento ed iniziativa sulle donne migranti, ci proponiamo di incontrare aree e responsabili Confederali sul tema.

E’ stato proposto di immaginare delle campagne efficaci su alcuni temi: gender gap, discriminazioni e molestie sui luoghi di lavoro, proporremmo delle ipotesi.

E’ stata sollecitata un’attenzione ad una lettura di genere su salute e sicurezza.

E’ stata condivisa una valutazione della situazione in Cgil, la proposta fatta di un’indagine e di un osservatorio sulla applicazione quantitativa e qualitativa della norma autodiscriminatoria.

Alcune annotazioni: dalla discussione molte hanno nuovamente ricordato Verona e ringraziando ancora la CdL di Verona ed il Veneto, si è confermato la necessità di proseguire la mobilitazione.
Molte hanno raccontato dell’attività di formazione.

Tutte hanno dichiarato la necessità di essere in rete e far rete, il primo atto sarà la definizione della mailing list a partire dalle schede compilate e dalle comunicazioni delle strutture.

Buon lavoro e buona lotta a tutte noi.

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