L’Accordo Nazionale dell’8 febbraio siglato fra Organizzazioni sindacali ed Abi ha introdotto importanti novità in relazione ai temi delle politiche commerciali e dell’organizzazione del lavoro, eppure c’è chi sembra non essersene accorto…
Ricordiamo che tale accordo richiama espressamente al “rispetto della persona quale principio imprescindibile e condiviso cui orientare l’azione commerciale, da perseguire a ogni livello dell’organizzazione, attraverso soluzioni e modalità di lavoro finalizzate a favorire un clima aziendale positivo in cui, fermo il rigoroso rispetto di tutte le normative regolamentari, di legge e di contratto vigenti, si rafforzino il rispetto e la professionalità e si migliori la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti” , prevedendo che “il monitoraggio per la verifica degli andamenti commerciali sia attuato tramite modalità strutturate, al fine di inibire, ai vari livelli, condotte improprie ed indebite pressioni, contrarie ai principi, alle norme e alle regolamentazioni aziendali e lesive della dignità e professionalità dei lavoratori” e prescrivendo che “la rilevazione dei dati commerciali, finalizzata anche a dare riscontro al personale circa il proprio posizionamento rispetto agli obiettivi assegnati, sia effettuata, di norma, attraverso l’utilizzo degli strumenti approntati e messi a disposizione dall’azienda, evitando gli abusi, l’eccessiva frequenza e le inutili ripetizioni”.
Sempre in riferimento all’accordo è anche importante sottolineare che le parti si sono date atto che il mancato raggiungimento degli obiettivi quantitativi commerciali di per sé non determina una valutazione negativa e non costituisce inadempimento del dovere del personale di esplicare la propria attività lavorativa fornendo una collaborazione attiva ed intensa, secondo quanto previsto dal CCNL vigente.
Ci sono giunte segnalazioni di comportamenti palesemente distonici rispetto a molte previsioni riportate: oltre al ricorso continuo a riunioni e call conference, risulta tuttora diffusa la consuetudine d’inondare i colleghi con richieste martellanti di vari tipi di report – sia previsionali che di rendicontazione – nell’arco anche della stessa giornata. Tali prassi, nella pratica perlopiù finalizzate a sottolineare gli scostamenti dagli obiettivi, provocano disagio, stress, e instillano senso di inadeguatezza anziché sostenere l’attività lavorativa delle persone e la loro crescita professionale. Il tutto determina un notevole spreco di tempo, che di fatto viene sottratto alla gestione del rapporto con la clientela, e pesanti effetti negativi sulla qualità di vita dei colleghi e sul clima lavorativo. L’applicazione distorta di strumenti che secondo i propositi dichiarati dovrebbero supportare i colleghi nell’azione commerciale, si trasforma così in metodo sistematico di vessazione e risulta evidentemente incompatibile con un’ottica di sviluppo sostenibile nel medio e lungo periodo basata sul valore della relazione col cliente e sul soddisfacimento dei suoi bisogni, fossilizzandosi in una strategia di breve periodo imperniata unicamente sull’obiettivo di produrre “i pezzi” e “subito” .
Il comportamento di chi mette la testa sotto la sabbia di fronte all’accordo nazionale è inaccettabile e dannoso per le persone e dal punto di vista organizzativo. Appare evidente che il deterioramento del clima interno possa riflettersi in negativo anche sull’immagine trasmessa all’esterno: la tutela del benessere delle risorse umane e del capitale relazionale – elemento indispensabile per la vita delle persone- dovrebbe essere assunta, nelle politiche aziendali, come elemento strategico imprescindibile da perseguire per generare valore aggiunto.
Nell’attesa di iniziare il confronto negoziale a livello di Gruppo (fine aprile) al fine di addivenire ad un accordo in materia che recepisca ed espliciti i contenuti dell’intesa nazionale, invitiamo i colleghi a continuare a segnalarci ulteriori comportamenti inappropriati, riservandoci la facoltà di porre in essere azioni a tutela della qualità di vita e della salute dei lavoratori previste dalle norme e dagli accordi vigenti.
Pordenone, 27 marzo 2017
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UIL CA – UNISIN
Banca Popolare FriulAdria