da Sole24ore.com – Il piano industriale e la revisione del modello commerciale non risparmiano le tensioni occupazionali in Banca Carige che vuole provare a sperimentare un nuovo modello di gestione del credito deteriorato. Nella lettera di avvio procedura per l’aggiornamento del piano strategico 2016-2020 che il gruppo ha inviato a Fabi, Falcri-Unisin, First Cisl, Fisac Cgil e Uilca vengono indicati 230 esuberi, in aggiunta a quelli già previsti dal piano 2016-2020 che erano circa 600, ma si parla anche della chiusura di altre 89 filiali, della revisione del modello commerciale e della scissione del ramo d’azienda appositamente dedicato alla lavorazione degli npl in una nuova società veicolo completamente separata dalla banca.
Nella missiva si parla infatti dell’«introduzione di un nuovo modello di gestione del credito deteriorato, mediante separazione della concessione del credito dalla gestione del credito deteriorato e costituzione di un’unità organizzativa a diretto riporto del ceo, dedicata alla gestione delle categorie di Npl non trasferite al suddetto veicolo di gestione, ai fini del contenimento del deterioramento dei crediti e dell’incremento della cura del credito deteriorato».
I 230 tagli saranno così suddivisi: 90 derivanti dalla razionalizzazione del network delle filiali, 80 dalla revisione del modello di servizio, al netto dei necessari cambiamenti di ruolo interni alla rete e 60 derivanti dall’ulteriore efficientamento del back-office. La mobilità territoriale e professionale potrebbe consentire un contenimento degli esuberi, attraverso ricollocazioni in territori e in ruoli diversi, con un recupero di circa 130 risorse e quindi «il contenimento delle eccedenze di personale – per le quali la banca intende comunque procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro – nell’entità di almeno 100 dipendenti», scrive la banca.
Banca Carige, secondo quanto riferiscono fonti sindacali, non ha mai fatto ricorso al fondo di solidarietà e ha sempre cercato di risolvere il tema degli esuberi con il blocco del turn over o favorendo uscite volontarie e incentivate. Anche in questo caso, secondo quanto spiega nella lettera, intende privilegiare la volontarietà delle cessazioni dal servizio, con oneri di ristrutturazione coerenti con il quadro di riferimento. «Le eccedenze di personale devono essere gestite attraverso gli strumenti e gli ammortizzatori sociali messi a disposizione del contratto. Non accetteremo forzature né deroghe. La tutela della professionalità dei lavoratori nonché il criterio di volontarietà delle uscite dovranno essere preservati», dice Riccardo Garbarino, coordinatore Fabi Carige. Lucio Gambetti, per la Fisac, vuole «vederci chiaro soprattutto nel capitolo della gestione degli Npl. Si parla di una newco che sarà al di fuori del perimetro della banca e questo ci lascia molto perplessi soprattutto perché va in direzione opposta alle indicazioni del contratto collettivo nazionale. Si tratta del primo esempio nel credito italiano e quindi il caso necessita di approfondimento». Massimo Masi, segretario generale della Uilca, conferma che «il piano va in controtendenza rispetto al contratto nazionale che vuole favorire le internalizzazioni. L’idea che la banca crei una società per la gestione degli Npl a me piace, ma che la società sia esterna mi preoccupa molto. Io sono disponibile a entrare nel merito della trattativa ma chiedo che eventualmente i lavoratori che dovessero finire nella nuova società abbiano garanzie di poter tornare nel gruppo».
230 by Marcin Wichary