AGCOM: i patti sono patti

L’evoluzione delle vicende sindacali di questo inizio anno ci sta proponendo, in termini evidenti, che la contrattazione intesa come capacità di rispondere con efficacia alle tematiche centrali dei lavoratori è indispensabile per raggiungere uno sviluppo duraturo ed equilibrato mettendo al centro la persona: stiamo per firmare una nuova convenzione sindacale ed accordi sul telelavoro ed il part-time.
In questo scenario, dunque, sarebbe bello passare ad altro, e mettere nell’agenda delle prossime priorità dei temi nuovi (come la questione dei contributi relativi al trattamento fine servizio – TFS(*)-, l’IFR(*) calcolato nello stesso modo per tutte le categorie e la previdenza complementare) cambiare registro, ma purtroppo, non possiamo uscire completamente dalle preoccupazioni precedenti perché, comunque, stanno succedendo cose strane, come l’abbandono in cui versano gli ingressi della sede principale dell’AGCOM (Napoli), l’interpello relativo allo scambio dei funzionari tra l’ART e l’AGCOM, ed altro.

(*)  la questione TFS – IFR è pazzesca perché ci sono lavoratori vicino alla pensione che per avere la liquidazione che gli spetta devono rivolgersi al giudice . C’è il rischio di passare gli anni della pensione nelle aule dei tribunali. Una cosa umiliante, per il lavoratore/ lavoratrice e i loro familiari ma anche mortificante per “l’eccellente “ istituzione in cui lavoriamo.

Inoltre, non possiamo sottacere di ritenere ingiusto e paradossale che negli ultimi tempi il Consiglio dell’AGCOM si riunisce di frequente nella sede secondaria di Roma e solo qualche volta nella sede principale di Napoli.

Tale ingiustificato modo di agire si evince anche quando facciamo una semplice valutazione dello stato degli ingressi delle due sedi: quello della sede secondaria romana è lussuoso, impeccabile ed elegante, mentre quello della sede principale napoletana ha bisogno da tempo di un intervento di ristrutturazione , specialmente l’ingresso delle auto a livello -1.

Giova anche evidenziare che nella stessa direzione (continuare a depauperare in modo sottile la sede napoletana) va l’interpello relativo allo scambio di funzionari tra l’ART e l’AGCOM. Destinare il funzionario proveniente dall’ART nella sede secondaria di Roma anche se lo scambio potrebbe essere fatto con un funzionario della sede principale di Napoli è una cosa che oltre ad essere paradossale ci rattrista molto se consideriamo la nostra correttezza nel rispettare i patti.

Peggio di questo c’è solo che si inizi a trasferire altri dipendenti da Napoli a Roma trasformando così ogni patto in carta straccia. Speriamo che non si arrivi a questo nuovo disastro perché la nostra risposta sarà adeguata al disastro generato dal trasferimento.

Ci dispiace, ma il sindacato non può rimanere indifferente davanti ad evidenti nuove e più sottili formi di penalizzazioni della sede napoletana dell’AGCOM che rappresenta una risorsa inestimabile per lo sviluppo del mezzogiorno.

Se qualcuno ha scambiato la nostra correttezza nel mantenere i patti per acquiescenza si sbaglia.

L’AGCOM sbaglia anche se pensa che la valorizzazione della sede principale di Napoli si realizza con la politica dei pannicelli caldi e dei rattoppi.

La valorizzazione della sede di Napoli si realizza se a Napoli viene portato l’Ufficio Stampa e si rafforzano le unità che si interessano di par condicio, servizi postali, ispezioni, giuridico, affari generali e contratti, bilancio e contabilità, spettro radio, telecomunicazioni, reti e servizi di comunicazione elettroniche, diritti digitali, tutela dei consumatori, studi economici e statistici e alcune competenze del Segretariato Generale.
I patti sono patti!!!!

RSA FISAC-CGIL AGCOM

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