Un accordo privo di tutela per i lavoratori, con liste nominative di licenziamento e margini di trattativa troppo risicati. Con queste motivazioni le sigle sindacali impegnate nella vertenza Hypo Bank, hanno rigettato la proposta di intesa avanzata dall’azienda, che prevede 110 esuberi. Sono stati proprio i rappresentanti sindacali ieri, a spiegare la loro posizione nel corso dell’assemblea dei lavoratori convocata nell’auditorium di Feletto Umberto, davanti a un centinaio di dipendenti. Hanno preso la parola Piero Disnan della Uilca, Claudio Gallina e Pietro Santoro di Dircredito, Guido Fasano della Fabi, Roberto De Marchi della Fiba Cisl e Mattia Grioni della Fisac Cgil. Nutrita anche la rappresentanza politica presente in sala: il deputato Massimiliano Fedriga, i sindaci di Tavagnacco, Mario Pezzetta, di Pagnacco, Gianni Ciani, e di Udine, Furio Honsell, i consiglieri regionali Enio Agnola, Franco Iacop e Roberto Asquini. Proprio ai rappresentanti delle istituzioni, i sindacati hanno voluto rivolgere un appello: «Perché la Regione non interviene per bloccare i licenziamenti e far accettare all’azienda gli strumenti di tutela dei lavoratori come i contratti di solidarietà o gli ammortizzatori sociali? – si è chiesto Fasano –. Bisogna agire prima che arrivi la convocazione dal Ministero (entro fine febbraio ndr), facendo chiarezza sulle motivazioni reali che stanno dietro a un piano di licenziamenti brutale e violento messo in atto da Hypo Bank». A preoccupare è soprattutto l’atteggiamento tenuto dalla proprietà durante la vertenza, con la presentazione di una vera e propria «lista di proscrizione» per i licenziamenti, stilata non sulla base delle funzioni svolte, ma dell’identità di una persona. «Nella nostra esperienza – ha chiarito Santoro – se una banca decide di licenziare, lo fa o seguendo un piano industriale di rilancio, oppure perché ci sono intenzioni di vendita della società. Non ci pare si stiano verificando né l’una né l’altra ipotesi. Se l’azienda – ha aggiunto – vuole ridurre il personale per garantirsi una redditività da restituire in Austria, non ci trova assolutamente d’accordo. Non siamo qui per farci prendere in giro». I sindacati hanno ricordato di aver già espresso la loro preoccupazione per la piega che stava prendendo la Hypo Bank già nel 2011, con la nascita di Hypo Leasing e lo spostamento di un’ottantina di dipendenti. «Considerammo quella scelta priva di fondamento e anticipatoria di quello che sta accadendo oggi – ha affermato Fasano –. Non vorrei che dopo Hypo Bank, tra qualche mese, toccasse anche a Hypo Leasing essere coinvolta in un piano di esuberi». I rappresentanti dei lavoratori hanno quindi chiamato in causa il presidente Renzo Tondo, colpevole, a loro dire, di non aver aperto un tavolo di trattativa internazionale con i vertici austriaci. «Il Comune non fa politica estera, ma si può tentare – ha commentato un preoccupato Pezzetta –. Ho parlato ieri con l’assessore Angela Brandi e la Regione ha chiesto di essere ammessa al tavolo di trattativa al Ministero». Alessandro Cesare
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