da Messaggero Veneto – Non c’è stata l’auspicata buona notizia dell’ultima ora. E così al tavolo del Mise a Roma gli emissari della proprietà austriaca di Hypo Bank (il presidente Schumi ha dato forfait) hanno ribadito, per l’ennesima volta, la loro linea: applicazione della decisione Ue del 2013 che prevede la cessazione dell’attività dell’istituto italiano e attuazione dei primi 110 licenziamenti, 50 dei quali in Friuli Venezia Giulia, 35 in Veneto, 25 in Lombardia. Insomma una mazzata bella e buona, che ha lasciato scontenti un po’ tutti, dai sindacati ai rappresentanti dei ministeri. Tanto che la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, nel commentare l’esito fallimentare del vertice, è andata giù con l’accetta. «E’ stato un incontro difficile – ha detto – anche perché l’azienda si è presentata con una decisione già presa, avendo ceduto sette sportelli e l’intero pacchetto mutui alla Banca Valsabbina, un fatto che crea un enorme problema nel momento in cui si tentava di capire se c’erano le condizioni di mettere a mercato tutti gli asset bancari. Dall’Austria non ci attendiamo questo comportamento ma spiegazioni e soluzioni. Si ha l’impressione di assistere a una lenta spoliazione di Hypo Bank, per cui viene dato via quello che è buono, mentre quello che resta, compresi ahimè i dipendenti, viene abbandonato». Alla riunione a Roma, coordinata dal responsabile dell’Unità di crisi del Mise Giampietro Castano, erano presenti rappresentanti delle Regioni Lombardia e Veneto, del ministero degli Affari esteri, del ministero dell’Economia e Finanze, un membro della Rappresentanza italiana alla Commissione europea e il sindaco del Comune di Tavagnacco, sede del centro direzionale della banca, Gianluca Maiarelli, oltrechè Serracchiani. In apertura, a fronte del rammarico espresso da Castano per una decisione dell’azienda presa immediatamente prima della riunione del tavolo, il direttore generale di Hypo Bank Italia, Maurizio Valfrè, ha parlato di “coincidenza temporale dovuta all’acquisizione delle filiali” da parte della banca Valsabbina, ribadendo altresì che gli ultimi eventi “non pregiudicano altre opzioni qualora l’azionista lo indicasse”. Con il contributo della Rappresentanza a Bruxelles, è stata anche riesaminata la decisione della Commissione del 2013, che Hypo Bank aveva sempre addotto come impedimento alla vendita dell’intera realtà finanziaria. «Per la Commissione – è stato sottolineato – è sempre possibile una soluzione di mercato, qualora vi sia un investitore che massimizzi il valore di ciò che rimane. I cittadini austriaci hanno subito un danno dalla gestione passata di Hypo Bank e quanto contribuisce a risarcirli è positivo». In sostanza dunque «non c’era l’imposizione della Commissione a vendere a lotti». Allora a questo punto il governo austriaco si assume la responsabilità della propria decisione, che non è un’imposizione dell’Ue, come sempre era stato ripetuto. Intanto però dal 9 settembre sono scattati i 75 giorni al termine dei quali i primi 110 dipendenti (la gran parte sono giovani e con un importante bagaglio professionale) riceveranno la lettera di licenziamento. Una fine dolorosa dell’esperienza in Hypo, che riguarderà purtroppo da vicino 50 impiegati e funzionari che vivono in Friuli Venezia Giulia. «Non ci sono all’orizzonte ulteriori tavoli – spiega Guido Fasano della Fabi, il più rappresentativo sindacato dei bancari -, sarebbero inutili. Per 110 colleghi la partita è chiusa. Apprezziamo la disponibilità della Regione a starci vicino, a darci supporto, nei 75 giorni prima dell’avvio della procedura».
«Stigmatizziamo l’atteggiamento del Governo austriaco – ha affermato la presidente del Fvg Serracchiani a margine del vertice romano su Hypo – che è parso fin dal primo momento totalmente disinteressato a qualunque soluzione che potesse impedire questo spacchettamento e che consentisse non soltanto la salvaguardia dell’occupazione, ma anche evidentemente di un asset importante per diverse regioni italiane, e nonostante l’interesse manifestato dai più alti livelli istituzionali del Governo italiano. Noi auspichiamo che la Banca d’Italia e il Governo italiano insistano nel pretendere non solo una spiegazione ma anche una soluzione diversa di questa vicenda». Nel corso della discussione, Serracchiani ha anche ricordato l’atteggiamento propositivo della Regione Friuli Venezia Giulia nei confronti della banca, cui Insiel spa aveva offerto di prendere in affitto il palazzo direzionale di Tavagnacco, sul cui destino pesano ampie incognite. Offerta che, ha puntualizzato, è rimasta senza risposta. Per Serracchiani «si ha l’impressione di assistere a una lenta spoliazione, per cui viene dato via quello che è buono mentre quello che resta, compresi ahimè i dipendenti, viene abbandonato».