Banche, nasce Atlante: sarà il fondo su aumenti di capitale e sofferenze

da Repubblica.it – Quaestio Capital Management Sgr lancia un Fondo di investimento alternativo denominato “Atlante” per sostenere gli aumenti di capitale delle banche e aiutare la gestione delle sofferenze. Lo annuncia una nota della Sgr presieduta da Alessandro Penati in cui si sottolinea che “a seguito di incontri nella giornata odierna con un vasto numero di investitori istituzionali, banche, assicurazioni, fondazioni bancarie e Cassa Depositi e Prestiti, Quaestio ha raggiunto un numero di adesioni” tali da permettere il lancio.

In particolare, spiega il comunicato, il Fondo Atlante servirà ad “assicurare il successo degli aumenti di capitale richiesti dall’Autorità di Vigilanza a banche che oggi si trovano a fronteggiare oggettive difficoltà di mercato, agendo da back stop facility” e a “risolvere il problema delle sofferenze. L’ammontare di sofferenze che potranno essere deconsolidate dai bilanci bancari sarà di gran lunga superiore a quelle acquistate dal Fondo, in quanto Atlante concentrerà i propri investimenti sulla tranche junior di veicoli di cartolarizzazione, potendo far leva su quelle a maggior seniority per le quali c’è un manifesto interesse da parte degli investitori”.

Il fondo Atlante, prosegue la nota, “ha l’obiettivo di eliminare l’elevato sconto al quale il mercato valuta le istituzioni finanziarie italiane per via: dello stock di sofferenze quadruplicato dal 2007 a causa della severità della recessione; dei tempi lunghi di recupero dei crediti, molto al di sopra della media europea; dei massicci aumenti di capitale richiesti dalle svalutazioni; dell’incertezza circa la capacità di alcuni istituti di completare con successo gli aumenti richiesti dall’Autorità di Vigilanza”.

Il governo: “Utile iniziativa senza soldi pubblici”. Il governo apprezza l’iniziativa del Fondo Atlante e annuncia nuove misure per il recupero dei crediti. E’ quanto scritto in una lunga nota diffusa in serata in merito al lancio del fondo di investimento alternativo per il sistema bancario. Per Renzi: “Questa operazione privata è utile. In Italia esiste un mercato attivo e responsabile che sta affrontando i problemi con risorse proprie, senza chiedere soldi pubblici”.

Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “il fondo è uno strumento che potrà contribuire a completare il processo di rafforzamento della solidità patrimoniale delle banche italiane e ad accrescere il mercato dei crediti in sofferenza”.

La giornata. È stata, come dice la nota, una giornata di riunioni decisive al Tesoro, tra banche, assicurazioni, fondazioni per conoscere i dettagli del fondo. Accanto agli amministratori delegati e alle guide operative delle principali banche italiane e di quelle medio-grandi i rappresentanti tra gli altri di Bankitalia e di Cassa depositi e prestiti, che ha un ruolo fondamentale nell’elaborazione del piano insieme al Tesoro e avrà un ruolo importante e diretto nella nuova struttura.

Intorno all’operazione per le garanzie su aumenti e sofferenze c’è del resto molta fiducia e lo conferma anche l’incontro di venerdì scorso con la Bce a Francoforte con i rappresentanti dell’esecutivo e della Banca d’Italia. Un summit il cui esito potrebbe aver accelerato la discussione. Il progetto prevede che a mettere i soldi (intorno a 5-7 miliardi di dotazione) nella Sgr siano le stesse banche e gli operatori del mondo finanziario, in modo che lo Stato non venga coinvolto e non sia quindi necessario chiedere l’ok per evitare gli aiuti vietati dalla ue. Quella che si profila non sarà un’operazione di sistema e questo dovrebbe rassicurare l’Europa ma si configura come un intervento di “volonterosi”.

La stampella al sistema creditizio interverrà come garanzia sui due fronti aperti: quello delle sofferenze e dei previsti aumenti di capitale. Secondo le prime ricostruzioni, l’intenzione sarebbe quella di creare appunto uno scudo privato garantendo i prossimi aumenti di capitale (Vicenza e Veneto Banca in primis) e gestendo parte della mole di crediti deteriorati in pancia ai principali istituti del Paese.

La dotazione iniziale dovrebbe essere di 2,5 miliardi per poi salire oltre quota 7 miliardi. La Cdp metterebbe risorse in misura minoritaria (circa 200-300 milioni) per non incorrere nella fattispecie degli aiuti di Stato. Dalle fondazioni bancarie potrebbero arrivare altri 500 milioni e il resto sarà sostenuto dai big della finanza privata.

Se il veicolo decollasse nei prossimi giorni, allora il paracadute potrebbe essere lanciato sulla Vicenza sin da subito, considerato che sembra tramontata l’ipotesi di un interessamento di Fortress, mentre si avvicina l’avvio della ricapitalizzazione da 1,5 miliardi e lo sbarco in Borsa i primi di maggio.

L’obiettivo, oltre a quello di mettere in sicurezza le due banche venete, è anche cercare di arginare l’arrivo dei fondi stranieri capaci di mettere sul piatto risorse per rilevare le sofferenze e quindi ricapitalizzare le banche aggiudicandosi il controllo come sta tentando di fare Apollo con Carige.

Nel breve periodo si attendono poi novità con un decreto “per chiudere la partita” sui rimborsi legati alle quattro banche in risoluzione, insieme appunto alle norme per l’intero comparto del credito: le ha annunciate il vice ministro all’Economia, Enrico Morando, al convegno sulla tutela dei consumatori nelle crisi bancarie organizzato alla camera da Sinistra italiana. “I tempi – ha spiegato – sono brevi, compatibilmente con il fatto che se faccio questo decreto legge, se ho qualcos’altro da sistemare, non voglio venire in parlamento ogni 15 giorni per convertire un decreto legge sulle banche”.

Photo by Je suis Eli

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