
seppellite vive, riemergono dal sommerso dapprima i loro corpi, poi i loro nomi, le loro identità,
le loro storie personali.
Sono storie di lavoro sommerso, storie di fatica pagata a meno di 4 € all’ora, storie di
sfruttamento, storie di morti sul lavoro.
Dalle macerie della palazzina di Barletta riemergono donne conosciute solo ai loro cari, ma
disconosciute dalla società, sconosciute anche al sindacato. Solo la morte le rende note, le
porta per un momento alla ribalta della cronaca, su quel tragico palcoscenico che liberamente
non avrebbero mai scelto di calcare.
Queste donne hanno vissuto le loro vite nel silenzio, quasi nell’oscurità, invisibili al nostro
sguardo, ma ora davanti alla loro morte non possiamo più tacere.
Il nostro compito è di tenere almeno vivo il ricordo su questa strage annunciata, che si poteva,
si doveva scongiurare. Alle vittime dobbiamo il ricordo, ai familiari l’accertamento delle
responsabilità per i reati di omicidio plurimo e disastro colposi.
Il secolo scorso ha segnato un’epoca di conquiste nel percorso delle donne verso l’uguaglianza
di genere prima e poi verso le pari opportunità: le donne hanno percorso strade prima neanche
lontanamente immaginabili, compiendo passi da gigante verso una diversa collocazione e un
ruolo differente nella famiglia e nella società.
Eppure nel XXI secolo accadono ancora fatti come questi, che sembrano riportarci indietro nel
tempo, rigettarci in un passato, che sembrava ormai solo un ricordo lontano, ma che si è fatto
improvvisamente e irrimediabilmente più vicino.
Ricordiamoci oggi di Antonella, Giovanna, Matilde, Tina. La loro morte sia per noi un monito.
Ricordiamoci che nonostante le conquiste che abbiamo ottenuto, non abbiamo ancora tagliato
la meta e il traguardo è oggi più vicino, ma ancora troppo lontano.
Dobbiamo ancora vigilare e lottare per condizioni di lavoro dignitose e sicure, dobbiamo
guardarci di più attorno, oltre le mura di casa nostra, della nostra città, poi oltre le mura del
nostro Paese, oltre i confini del mondo occidentale, oltre quelle mura – vicine o lontane che
siano – tra le quali ancora oggi le donne subiscono violenza o sono oggetto di sfruttamento.
Donne, sorelle, compagne non è ancora il momento di abbassare la guardia, il cammino da
percorrere è ancora lungo e pieno di ostacoli, affrontiamoli insieme e con coraggio.
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