Il 65% dei giovani in pensione a meno di mille euro

By: William RossCC BY 2.0
Il 40% dei dipendenti tra 25 e 34 anni ha oggi una retribuzione fino a mille euro. A fine carriera, anche considerando avanzamenti paragonabili a quelli del passato, la loro pensione sarà da fame. Per il Censis, il 65% dei giovani di oggi prenderà meno di mille euro. MILANO – Brutte prospettive per la “generazione mille euro”, che avrà ancora meno a fine carriera. Se oggi il 40% dei lavoratori dipendenti tra i 25 e 34 anni ha una retribuzione netta media mensile fino a mille euro, molti a fine carriera, una volta arrivati alla pensione, rischiano di avere ancora meno.

“L’invecchiamento della popolazione e le riforme pensionistiche rendono più complesso il quadro delle variabili che incidono sulla longevità”, dice il Censis che con la Fondazione Generali ha avviato un percorso di ricerca sul welfare di domani. Il Censis stima che “il 65% dei giovani occupati dipendenti 25-34enni di oggi avrà una pensione sotto i mille euro, pur con avanzamenti di carriera medi assimilabili a quelli delle generazioni che li hanno preceduti, considerando l’abbassamento dei tassi di sostituzione. E la previsione riguarda i più ‘fortunati’, cioè i 3,4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard. Poi ci sono 890.000 giovani 25-34enni autonomi o con contratti di collaborazione e quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano né lavorano. Se continua così, i giovani precari di oggi diventeranno gli anziani poveri di domani”.

Il problema dei cosiddetti millenials (ragazzi tra 18 e 34 anni) è che la loro posizione lavorativa e retributiva cozza del tutto con il nuovo sistema pensionistico, contributivo. “Il 53% di loro pensa che la loro pensione arriverà al massimo al 50% del reddito da lavoro”, dice il Censis. La loro pensione dipenderà dalla capacità che avranno di versare contributi presto e con continuità. “Ma il 61% dei millennials ha avuto finora una contribuzione pensionistica intermittente, perché sono rimasti spesso senza lavoro o perché hanno lavorato in nero. Per avere pensioni migliori, l’unica soluzione è lavorare fino ad età avanzata, allo sfinimento. Ma il mercato del lavoro lo consentirà? Intanto l’occupazione dei giovani è crollata. Siamo passati dal 69,8% di giovani di 25-34 anni occupati nel 2004, pari a 6 milioni, al 59,1% nel 2014 (primi tre trimestri), pari a 4,2 milioni. In dieci anni, ci sono stati 1,8 milioni di occupati in meno tra i giovani, con un crollo di 10,7 punti percentuali. Una perdita di occupazione giovanile che, tradotta in costo sociale, è stata pari a 120 miliardi di euro, cioè un valore pari al Pil di tre Paesi europei come Lussemburgo, Croazia e Lituania mesi insieme”.

Dal sondaggio emerge che a far paura non è l’invecchiamento, ma il rischio di perdere l’autonomia. “Solo il 35% degli italiani ha paura di invecchiare: il 15% combatte gli effetti dell’invecchiamento e il 20% si rassegna. Il 65% invece non teme l’invecchiamento: perché lo considera un fatto naturale (53%) o perché pensa che invecchiando si migliora (12%). A far paura è la perdita di autonomia. Pensando alla propria vecchiaia, il 43% degli italiani giovani e adulti teme l’insorgere di malattie, il 41% la non autosufficienza. E il 54% degli anziani fa coincedere la soglia di accesso alla vecchiaia proprio con la perdita dell’autosufficienza, il 29% con la morte del coniuge e il 24% con il pensionamento. La fragilità legata all’invecchiamento terrorizza i giovani. Pensando a quando saranno anziani e bisognosi di cure, il 32% di giovani e adulti si preoccupa perché non sa bene che cosa accadrà, il 22% è incerto e disorientato, e solo il 16% si sente tranquillo, perché si sta preparando a quel momento con risparmi e polizze assicurative, o semplicemente conta sul supporto della propria famiglia”.

Guardando alla vecchiaia, il modello finora funzionante della badante è in crisi con le difficoltà economiche: sono 120.000 le persone non autosufficienti che hanno dovuto rinunciare alla badante per ragioni di portafoglio. Ma la situazione abitativa degli anziani non è il meglio, tanto che 2,5 milioni di persone vivono in abitazioni non adeguate alle loro condizioni di ridotta mobilità e che avrebbero bisogno di interventi per essere trasformate. Di contro, le residenze per anziani non hanno appeal perché sono solo parcheggi per vecchi che provocano malinconia. Ma 4,7 milioni di anziani sarebbero favorevoli ad andare in residenze se la loro qualità migliorasse.

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