
Questo è solo uno dei dati emersi dal rapporto di Nedcommunity, l’associazione italiana dei consiglieri indipendenti che ha passato al microscopio le 21 banche quotate nel primo numero di “Effective Governance Outlook” (EGO).
Una fotografia che dimostra come ci sia ancora molto da migliorare in termini di qualità, efficienza e trasparenza del governo societario. Di certo le imminenti nuove disposizioni di Vigilanza di Banca d’Italia in materia avranno un importante impatto sulla governance delle banche italiane.
A cominciare dalla cura dimagrante importa con la richiesta di Bankitalia di introdurre un tetto di 13 amministratori per gli istituti con modello di governance tradizionale e di 19 per quelli che adottano un modello dualistico (Intesa, UBI, Banca Popolare di Milano). Secondo l’osservatorio di Nedcommunity, otto banche hanno una dimensione che rispetta tale massimo, mentre le rimanenti dovranno necessariamente provvedere a una riduzione.
In tutto dovrebbero essere tagliate almeno 65 poltrone. I board delle banche quotate hanno in media sedici consiglieri, un dato superiore a quello di banche europee di dimensioni comparabili.Benché le disposizioni di Banca d’Italia non introducano limiti al numero di incarichi, in alcuni casi sarà opportuno intervenire nello statuto per introdurre dei “tetti”.
I dati parlano di un numero medio di altri incarichi per consigliere pari a 3. Su un totale di 322 componenti, il 28% non ha altri incarichi, il 21% ne ha almeno altri 5 e il 6,5% almeno altri 10.
L’outlook mette anche in evidenza il peso crescente degli amministratori indipendenti: l’incidenza sul totale è in media molto elevata e pari complessivamente al 52%, e a prima vista pari a circa il doppio della nuova previsione secondo la quale “almeno un quarto dei componenti devono possedere i requisiti di indipendenza”; tuttavia l’analisi delle modalità applicative delle definizioni (da TUF e da Codice di autodisciplina) evidenzia una forte disomogeneità e la necessità di una maggiore attenzione ai profili di indipendenza sostanziale.
Per gli istituti quotati potrebbe inoltre diventare obbligatoria, secondo Via Nazionale, la creazione dei principali comitati “endoconsiliari”, all’interno dell’organo con funzione di supervisione strategica (comitato dei controlli interni, comitato remunerazioni, comitato nomine). Questi organi dovranno essere composti da tre-cinque membri in maggioranza indipendenti, presidente compreso. Secondo i dati del 2012, soltanto due banche con modello tradizionale non avevano il comitato controlli interni, tre il comitato remunerazioni e quattro il comitato nomine.
Il punto non è solo la quantità, ma anche la qualità del lavoro svolto nei consigli: in media un consigliere che partecipa al cda e al comitato esecutivo impegna 92 ore all’anno, un dato che arriva a 184 ore complessive se si prende in considerazione il tempo necessario alla preparazione. Le diverse componenti di ciascuna banca dedicano complessivamente al governo societario mediamente 237 ore di riunioni nel corso di un anno. Non solo. Più della metà del campione preso in esame non rilascia informazioni specifiche riguardo ai profili del codice meno regolamentati da normativa di settore e in particolare su: specificità del modello di governance adottato, valutazione del criterio di indipendenza, iter di valutazione seguito per l’adeguamento dell’assetto organizzativo.
Quanto alle quote rosa, il numero delle donne in consiglio è cresciuto nel 2012 ed è pari, nelle società quotate, al 10%. Da notare che se in 4 banche quotate nel 2012 non erano presenti donne in consiglio la situazione è radicalmente cambiata nel corso del 2013 con l’entrata in vigore della legge Golfo-Mosca: nelle banche i cui consigli sono stati rinnovati nel 2013 il numero delle donne è complessivamente cresciuto di 22 unità e alla fine dell’anno ogni board registrava la presenza di almeno una donna.