Caro Direttore,
vogliamo scriverle senza livore, senza rabbia e con spirito costruttivo; quindi si metta comodo sulla sedia e ci ascolti.
Le nostre Organizzazioni Sindacali hanno proclamato altre 15 ore di sciopero e vorremmo insieme a lei fare alcune considerazioni.
Ci chiedevamo innanzitutto che senso ha personalizzare una lotta di lavoratori a tal punto da cercare in tutti i modi, crediamo non richiesti dai suoi superiori, di boicottare, come lei ha recentemente fatto, i nostri sacrifici.
Auspichiamo vivamente di non dover più assistere ad eventi organizzati dalla banca in coincidenza con uno sciopero come in occasione della manifestazione del 31 ottobre, e ancora per quello del 15/11. Si tratta di coincidenze? Rileviamo che lo sciopero nazionale era stato proclamato con un mese e mezzo di preavviso!
Non ci sembra peraltro opportuno, per la riuscita “numerica” di questi eventi “precettare” i colleghi oltre l’orario normale di lavoro. Quando poi si nota, come per ll convegno del 15, che i colleghi rappresentano metà delle persone presenti in sala…scusi sa, ma ci viene da sorridere.
Che dire poi della faccenda delle ferie programmate? delle chiavi in dotazione? del voler sapere a tutti i costi chi scioperava in anticipo? Non le consideriamo solo strategie anti-sindacali, ma attacchi mirati alla dignità e alla libertà di ogni singola lavoratrice ed ogni singolo lavoratore.
Sa, Direttore, dietro questa nostra volontà di lottare non contro di lei, ma contro chi sta ben oltre la sua persona, ci sono famiglie, figli, situazioni già rese difficili dalla crisi economica che ci colpisce in misura maggiore rispetto a chi può contare su uno stipendio da manager.
Dietro questa lotta ci sono sacrifici economici che per la maggior parte di noi lavoratori significa rinunciare a parecchie cose anche necessarie, persino indispensabili.
I nostri figli, le nostre mogli, i nostri mariti, ci chiedono perché a fine mese arriva uno stipendio decurtato, e noi spieghiamo che attraverso la nostra lotta cerchiamo di far cambiare brutte idee a brutta gente, cerchiamo di far valere tutti insieme quelli che noi riteniamo i nostri diritti fondamentali, avere un contratto, incidere nel nostro lavoro per lavorare meglio, pronti a farci da parte se questo significa dare un futuro professionale alle giovani generazioni e quindi, nel nostro piccolo, contribuire a costruire un paese migliore di questo che stiamo vivendo.
Siamo certi che ci capirà, siamo certi che il rispetto delle regole che noi le chiediamo ci verrà assicurato d’ora in poi ognuno consapevole del ruolo che svolge.
Cagliari, 28 novembre 2013
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