SEMESTRALE BANCO
Bene per i mercati, mai abbastanza per i dipendenti
All’uscita di ogni semestrale o bilancio del nostro Banco di Sardegna, per un attimo veniamo assaliti dal dubbio di lavorare per davvero per la stessa azienda di cui leggiamo i risultati. Sì, perché a leggere certi comunicati, i risultati sono nel segno della solidità patrimoniale, della redditività sostenibile e confermano il trend positivo che porta l’utile ben oltre l’obiettivo di budget.
Tuttavia, tranne due giorni l’anno in cui si usano toni trionfalistici e si esibiscono numeri soddisfacenti, negli altri 363 giorni ai lavoratori viene trasmessa una situazione dell’azienda ben diversa. Ovvero numeri non sufficienti, risultati insoddisfacenti, obiettivi lontani, che prospettano a chi ci mette un po’ di immaginazione, un futuro a tinte fosche fatto di chiusure e riduzioni di organici.
Poi, a dir la verità, per buona prassi noi tendiamo a dare uno sguardo ai numeri ed all’evoluzione dei bilanci. Perché nei meandri del bilancio si trovano le direttrici industriali macro e micro del settore e della nostra azienda. Spesso viene detto a noi dipendenti che non è nostro compito occuparci dei piani industriali. Eppure notiamo come, costantemente negli anni, i risultati si facciano tramite cessioni di vario genere ed operazioni estemporanee e capiamo che, oramai, la prospettiva di crescita nel medio lungo termine è sacrificata all’utile immediato, ma il medio lungo termine prima o poi diverrà presente.
Negli ultimi mesi abbiamo denunciato con due comunicati le pressioni subite dai lavoratori, con il conseguente disconoscimento dei recenti accordi avvenuti proprio in tema di politiche commerciali. Abbiamo denunciato la situazione critica (per usare un eufemismo) della rete, che si trova a dover sopperire alle conseguenze della drastica manovra sul personale, moltiplicando gli sforzi per raggiungere gli obiettivi della filiale con meno colleghi di prima, e contestualmente occuparsi della formazione delle nuove risorse. Il tutto nella coda, che pare interminabile, di una pandemia, con aule di formazione ancora chiuse.
Leggiamo di piccole e medie imprese che, nonostante siano meno strutturate della nostra, riconoscono l’impegno dei propri lavoratori durante la pandemia e gli vengono incontro nelle attuali difficoltà dovute al caro-prezzi, con gratificazioni economiche extra contrattuali o maggiori flessibilità nel bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro. A noi invece tocca accontentarci di essere riusciti, con grande difficoltà, a riconfermare anche per il 2022 lo stesso importo del premio aziendale appena ricevuto.
Teniamo bene in mente allora i numeri e le parole del nostro Direttore Generale. Ricordiamoceli quando ci verrà detto che “siamo fermi”, che “se continuiamo così chiudiamo bottega” e via scorrendo il frasario ormai consolidato che si utilizza nelle riunioni di monitoraggio commerciale. Abbiamo dimostrato, con i numeri e non a chiacchiere, che stiamo lavorando BENE. Che la nostra azienda funziona bene, e se lo fa, è inconfutabile che buona parte del merito sia di noi lavoratori. Ci sta che nel gioco delle parti, si alterni il bastone alla carota. Ecco, magari se la carota si usasse un po’ più di frequente rispetto agli attuali due giorni su 365, sarebbe cosa assai gradita.
5 agosto 2022