Il 2021 della previdenza complementare
Di Daniele Marzocchi, dal sito www.mefop.it
Il 10 giugno, in occasione della presentazione della relazione annuale, la Covip ha fatto il punto sullo stato attuale della previdenza complementare.
Il 2021 ha visto un progressivo miglioramento del contesto economico globale, su cui hanno inciso principalmente due fattori: il rallentamento della pandemia grazie all’accelerazione delle campagne vaccinali, oltre che la conferma di politiche espansive da parte delle banche centrali. Per i fondi pensione inoltre è stato l’anno di prima applicazione della Direttiva IORP II che ha permesso di aumentare trasparenza, chiarezza e migliorare la capacità di gestione del rischio.
Il miglioramento del quadro macroeconomico ha permesso un andamento positivo dei mercati finanziari, pur con momenti di alta volatilità e ciò si è riflesso in rendimenti nel complesso positivi.
I rendimenti netti di tutte le forme pensionistiche sono stati superiori allo scorso anno: 4,9% i Fpn, 6,4% i Fpa, 1,3% i PIP – gestioni separate e 11% i PIP – unit linked. Ad aver goduto di rendimenti più elevati sono stati i comparti maggiormente esposti sull’azionario, con rendimenti a doppia cifra (dall’11,1% dei Fpn al 18,8% delle unit linked).
L’andamento dell’ultimo anno conferma il trend positivo di lungo periodo (notoriamente l’orizzonte temporale di riferimento della previdenza complementare), confermando la capacità del sistema di creare valore positivo per gli iscritti.
Ad influire sui rendimenti netti, oltre che ovviamente gli investimenti, sono i costi che risultano più elevati per le forme individuali rispetto a quelle collettive.
Quanto alla composizione degli investimenti, i titoli di debito si confermano lo strumento maggiormente presente con un totale, tra titoli di Stato e altri titoli di debito, del 53,7% (in diminuzione rispetto al 56,2% dello scorso anno) di cui il 16,8% rappresentati da titoli di Stato italiani. Per quanto riguarda le altre asset class, l’esposizione azionaria (diretta e tramite OICR e derivati) è del 29% (in aumento rispetto al 26,6% del 2020), mentre gli immobili rappresentano l’1,9% del totale (di cui la gran parte detenuti dai fondi pensione preesistenti).
Come sottolineato in precedenza, la quota di titoli di debito è in diminuzione rispetto allo scorso anno, confermando un trend che si rafforza allargando l’orizzonte di osservazione a 5 anni: dal 2017 ad oggi il portafogli delle forme pensionistiche complementari ha ridotto la propria esposizione obbligazionaria di circa cinque punti percentuali a favore dei titoli di capitale e quote di OICR.
L’offerta previdenziale conferma il trend di razionalizzazione delle forme pensionistiche complementari operanti: dalle 739 del 1999 si è passati alle 349 attuali, di cui 33 fondi pensione negoziali, 40 fondi pensione aperti, 72 PIP “nuovi” e 204 fondi pensione preesistenti.
Il numero di iscritti nel 2021 segna un incremento rispetto allo scorso anno del 3,9%, superando gli 8,7 milioni, con un tasso di adesione del 34,7%. Considerando le posizioni in essere (intese come numero di rapporti di partecipazione accesi dai singoli individui presso una o più forme di previdenza complementare) l’incremento rispetto al 2020 risulta essere del 4,2% con un totale di posizioni superiori ai 9,7 milioni.
Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni ammontano a 213,3 miliardi di euro, in crescita del 7,8% rispetto al 2020.
(ndr: Il lavoro dei MEFOP è corredato da interessanti elaborazioni grafiche che consigliamo di consultare)
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PROMETEIA: Meglio del previsto? Gli 8 fattori da monitorare per capire il vero andamento dell’economia italiana
(ndr: Dal “Rapporto di Previsione” di Luglio 2022 una interessante sintesi curata dalla famosa azienda di consulenza e previsione.)
Dal sito www.prometeia.it
Nel Rapporto di marzo prevedevamo per il 2022 una crescita dell’economia italiana del 2.2%, ora indichiamo +2.9%. Sia nel 2022 sia nel 2023 il nostro Paese dovrebbe crescere più dell’Eurozona. Rivedere verso l’alto le previsioni mentre nel cuore dell’Europa continua a infuriare una guerra, con le armi e con il ricatto del blocco delle forniture di energia, e mentre l’inflazione è arrivata su livelli che non si vedevano da 35 anni, può sorprendere. Ma l’andamento superiore alle attese dell’attività nella prima parte dell’anno e l’aspettativa che i prezzi dell’energia possano aver toccato i massimi inducono Prometeia a rialzare le stime per il 2022. Le cose vanno dunque meglio di quanto immaginassimo? Non esattamente. Gli effetti del carovita sulle famiglie e degli aumenti delle tariffe energetiche sulle imprese si faranno sentire nella seconda metà dell’anno e in particolare nel 2023 (anno per il quale la stima del Pil era del 2.5%, ora è all’1.9%). La crescita cumulata nel biennio rimarrà identica, ma con una diversa scansione temporale.
Ecco gli 8 fattori da monitorare per capire dove sta andando l’economia italiana.
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