Fondi Pensione, chi vuol far saltare il clima

da L’Internazionale – Damian Carrington e Matthew Taylor, The Guardian, Regno Unito

Le più grandi aziende di combustibili fossili al mondo stanno preparando decine di di carbon bomb (bombe di carbonio), progetti di estrazione di petrolio e gas che farebbero aumentare la temperatura globale ben oltre i limiti fissati a livello internazionale, con effetti catastrofici. I dati mostrano che queste industrie stanno facendo scommesse multimiliardarie contro la lotta al riscaldamento globale. Sono investimenti colossali che saranno ripagati solo se i governi non ridurranno in tempi rapidi le emissioni di anidride carbonica, un obiettivo che la comunità scientifica considera vitale.

L’industria del petrolio e del gas è estremamente volatile ma straordinariamente redditizia, soprattutto quando i prezzi sono alti come ora. Negli ultimi trent’anni la ExxonMobil, la Shell, la Bp e la Chevron hanno guadagnato quasi duemila miliardi di dollari, e dopo il recente aumento dei prezzi, l’amministratore delegato della Bp ha definito l’azienda una “macchina da soldi”.

La tentazione di realizzare enormi dividendi nei prossimi anni sembra una prospettiva irresistibile per le compagnie petrolifere, anche se a febbraio i climatologi hanno ribadito che aspettare ancora a ridurre l’uso dei combustibili fossili significa perdere l’ultima possibilità “di assicurare un futuro vivibile e sostenibile per tutti”. Ad aprile il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha avvertito i leader mondiali: “La nostra dipendenza dai combustibili fossili ci sta uccidendo”.

I dettagli dei progetti in corso non sono facilmente accessibili, ma un’inchiesta pubblicata dal Guardian rivela che i piani di espansione a breve termine dell’industria dei combustibili fossili prevedono il lancio di una serie di progetti che produrranno una quantità di gas serra equivalente a dieci anni di emissioni di anidride carbonica della Cina, la più grande inquinatrice del mondo. Tra questi piani ci sono 195 bombe climatiche, ognuna delle quali comporterebbe l’emissione di almeno un miliardo di tonnellate di anidride carbonica nell’arco della loro vita, per un totale equivalente più o meno a 18 anni delle attuali emissioni mondiali. Circa il 60 per cento di questi progetti è già attivo.

Da oggi al 2030 le dodici maggiori aziende energetiche spenderanno 103 milioni di dollari al giorno per sfruttare nuovi giacimenti di petrolio e di gas, che non dovrebbero essere bruciati se vogliamo limitare l’aumento della temperatura media globale a meno di 2 gradi centigradi rispetto all’epoca preindustriale.

Quando si parla di produzione di gas e petrolio di solito si pensa al Medio Oriente e alla Russia, ma gran parte dei nuovi progetti interessa gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia, che tra l’altro offrono anche ricchi sussidi ai combustibili fossili.

Alla 26a Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (Cop26) tenutasi a Glasgow nel novembre 2021, dopo un quarto di secolo di negoziati che non sono ancora riusciti a ridurre le emissioni globali, i paesi di tutto il mondo hanno finalmente inserito la parola “carbone” nelle conclusioni finali. Tuttavia anche questa tardiva citazione del più pericoloso tra i combustibili fossili è stata sofferta: il presidente della Cop, Alok Sharma, si è detto “profondamente rammaricato” e non è riuscito a trattenere le lacrime sul palco dopo che all’ultimo minuto l’India ha chiesto e ottenuto una revisione del testo, in cui non si parla più di “eliminare” ma di “ridurre”.

In ogni caso, il mondo ha stabilito che il carbone appartiene al passato: la questione ora è capire quanto tempo ci vorrà…

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