“E te veco tutt’e juorne
Ca ridenno vaje a fatica’
Ma poi nun ridi cchiù”
I fari dovrebbero essere puntati non solo sui numeri, ma anche su come si arriva a raggiungerli.
Immaginiamo che qualcuno – dentro o fuori al settore – cominci a farlo…
…che emergano le pretese di reportistica settimanale se non giornaliera se non oraria, finalizzata alla rilevazione di dati che si possono facilmente recuperare in piena autonomia, violando qualsiasi accordo aziendale e di categoria in materia di attività commerciale.
…che qualcuno ascolti il ricorso sistematico alla minaccia, all’esercizio arbitrario e offensivo dell’invettiva contro le persone, colpevoli di non aver venduto abbastanza.
…che vengano a galla momenti in cui i colleghi e le colleghe vengono definiti “incapaci persino di lavorare in un supermercato” o le colleghe vengono invitate a utilizzare “le loro armi femminili” per convincere il cliente. O altri in cui, facendo ricorso a un linguaggio sempre meno appropriato, ci si augura che la giornata lavorativa dei bancari diventi di 24 ore articolata su turni e si prospettano colloqui one to one con i responsabili di segmento in termini chiaramente minatori…
Immaginiamo poi la soddisfazione che potrebbero avere i clienti, magari quelli che nei supermercati o nei ministeri ci lavorano, sapendo di essere utilizzati come metro di paragone per definire gli inadeguati e i fannulloni, oppure considerati come raggirabili attraverso un ammaliante sorriso… I clienti per fortuna non ascoltano queste call e, sempre per fortuna, si relazionano con persone serie che hanno sempre dimostrato considerazione e rispetto nei loro confronti. E se sono rimasti clienti, è solo grazie a loro.
Ecco, noi pensiamo che non sia il caso di arrivare alla futura e probabile fusione con queste prassi consolidate, non vogliamo portare queste modalità in dote nella banca che verrà e siamo convinti che vadano arginate e stroncate ora.
Le politiche commerciali richiedono maggiore serietà, competenze e rispetto delle persone, le quali stanno seriamente rischiando di arrivare al momento della migrazione completamente sfibrate e confuse.
Evidentemente non tutte le persone che svolgono funzioni apicali o medio apicali nella struttura commerciale sono in grado di comprendere la complessità dei fattori che determinano il raggiungimento di un obiettivo e riducono il tutto a una mera questione di volontà. Non esistono contesti di fondo, contingenze economico sociali, realtà territoriali, specificità di filiale, soprattutto non esistono i bisogni dei clienti.
Tutto piegato alla fragile logica del porta a porta…
E coloro che si sono riconosciuti come artefici di quanto denunciamo, hanno capito o no che nella migliore delle ipotesi vengono ormai derisi per i loro modi martellanti e le loro ossessioni? hanno capito o no che in attesa di una carezza sulla testa dall’alto, hanno perso per sempre il rispetto di centinaia di colleghi che stanno più in basso e che risentono psicologicamente dei loro comportamenti?
E la nostra Azienda si riconosce davvero in questo misero livello a cui siamo arrivati?
Come Fisac Cgil non possiamo transigere oltre: se le cose non dovessero dare immediati segni di cambiamento, procederemo con tutte le azioni possibili. La base è più compatta che mai.
Nessuno pensi di calpestare chi gli sta intorno per mettersi in bella vista al nuovo che ci attende all’orizzonte.
Invitiamo colleghe e colleghi, per quanto difficile possa risultare, a non farsi turbare da chi passa il tempo osservando il loro lavoro e a continuare a denunciare questo genere di comunicazioni.
Premuratevi di fare bene il vostro lavoro, nel pieno rispetto delle norme e dei diritti vostri e dei clienti.
Esistono previsioni contrattuali a tutela di tutte e tutti, ma dobbiamo essere noi per primi ad applicarle a nostra difesa. Nel settore si comincia a ragionare di un sistema sanzionatorio per chi non rispetta tali accordi. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche ha fissato per i primi di maggio il ciclo di audizione dei sindacati sul tema delle pressioni commerciali, che rischiano di compromettere la salute di lavoratori e lavoratrici e il rapporto con i clienti. Verranno analizzati, anche alla luce dell’accordo nazionale sulle politiche commerciali dell’8 febbraio 2017, le azioni e i comportamenti effettivamente posti in essere dalle Banche. L’obiettivo è di “favorire lo sviluppo di politiche commerciali sostenibili, rispettose del benessere dei lavoratori e della necessaria tutela del risparmio”.
Infine, proprio in questi giorni, è stato firmato un accordo nel gruppo BPER su politiche commerciali e organizzazione del lavoro finalizzato alla valutazione e rimozione dei comportamenti illeciti rispetto agli accordi nazionali e aziendali, anche attraverso il ricorso a interventi di natura disciplinare.
L’aria s’adda cagnà