14 marzo 2022
Soffiano venti di guerra in Europa che fanno riaffiorare ferite che la storia avrebbe dovuto rimarginare. Ma forse è vero che non si impara mai abbastanza. La CGIL è un’organizzazione da sempre schierata contro la guerra e al fianco di associazioni come Emergency, promuovendo attivamente iniziative di supporto alle popolazioni coinvolte in scenari di guerra, carestie e calamità. Per dimostrare concretamente la nostra solidarietà, oltre alle manifestazioni di questi giorni, stiamo raccogliendo donazioni destinate ad associazioni di assoluta garanzia che operano nel campo dell’aiuto umanitario (per chi volesse contribuire: vedasi i riferimenti in calce a questo volantino).
Rispetto alla tragicità di questo momento storico, la nostra situazione potrebbe sembrare di poco rilievo, ma è esattamente ciò di cui noi siamo chiamati a rispondere qui, in questo momento, nella nostra realtà. Il piano industriale che verrà con BPER sarà la cartina di tornasole del reale e concreto futuro che ci attende e delle ricadute che dovremo gestire.
Ora, in questo tempo che ci divide, oltre al confronto costante con le nostre strutture confederali, nazionali e di BPER, unitamente a uno studio compiuto e organico degli aspetti normativi e contrattuali legati alla fusione, quello che dobbiamo fare è interloquire con la politica e le istituzioni per far comprendere il portato complessivo di questa operazione. È fondamentale che tutti si attivino da subito per la salvaguardia dei posti di lavoro, delle professionalità e della funzione di supporto all’economia dei diversi territori che Carige e BML hanno sin qui svolto. Lo stesso vale anche per il futuro delle colleghe e dei colleghi di Creditis e dei rami d’azienda dell’ICT e del Contenzioso ceduti nel 2018: esistono delle clausole di salvaguardia, qualora si configurassero determinati scenari, che dovranno essere applicate.
L’attesa che l’operazione BPER si definisca non deve diventare una pericolosa stasi, una specie di alibi per non affrontare problemi che, allo stato attuale, sono oggettivamente elementi di ostacolo alla operatività quotidiana e al benessere delle persone.
! C’è innanzitutto un problema che si sta acuendo come conseguenza, tra le altre, del tragico conflitto in corso. Tra gli effetti della guerra vi è un consistente e repentino aumento del prezzo del carburante. È necessaria una assunzione di responsabilità da parta della Banca nei confronti di tutte le persone che attualmente vivono una quotidianità di pendolarismo, specialmente coloro che non beneficiano di alcun trattamento relativo e che utilizzano il proprio mezzo con rimborsi chilometrici assolutamente inadeguati.
Da tempo poi chiediamo all’Azienda di accogliere le istanze di quelle colleghe e di quei colleghi assunti nel 2021, che vorrebbero la trasformazione del proprio contratto da part-time a full time: per quanto si stia parlando di numeri ristretti, considerando lo stato degli organici e la prossima finestra di uscita nel Fondo del primo luglio, sarebbe comunque una boccata d’ossigeno per alcune realtà.
Rimanendo poi nell’ambito di richieste avanzate da tempo e condivise da tutta l’intersindacale aziendale, rimane il grande tema del Covid-19 che, al netto degli scenari futuri legati allo stato d’emergenza, impone un’attenzione rispetto all’organizzazione del lavoro nel suo complesso.
Parliamo di temi connessi come la genitorialità, la gestione delle persone immunodepresse, lo smart working e il coinvolgimento degli RLS. Dovesse venir meno lo stato d’emergenza, dal primo aprile non si proceda con colpi di spugna: i problemi delle persone rimarranno comunque e lo stesso le situazioni che meritano interventi accurati e più tutelanti. Organici e carichi di lavoro non sono mai stati così allo stremo. Molto importante è anche continuare il processo di avvicinamento di coloro che lavorano distanti da casa.
Allo stesso tempo è fondamentale che tutte le funzioni aziendali comprendano questo quadro complessivo. Inclusa la funzione commerciale. Permangono infatti segnalazioni di call e iniziative commerciali in cui, da ultimo e in alcune di queste, oltre alle solite modalità aggressive, si è addirittura arrivati a dire che della guerra non deve importare nulla, che non ha niente a che fare con gli scenari economici e che pertanto non può essere una scusa per non vendere.
In questa fase sarebbe opportuno e saggio adottare atteggiamenti più sobri e ancorati alla realtà.
IT18Y010300320100000777778 intestato CGIL NAZIONALE causale EMERGENZA UCRAINA
“Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra” |