RSI: l’ambiente in Costituzione

L’Ambiente  entra in Costituzione: dopo qualche decennio, la Carta fondamentale della Repubblica recepisce un’attenzione per l’Ambiente in senso largo, ormai diffusa tra le  persone e nella Giurisprudenza. Prima di questa modifica, era presente nell’art.9 la tutela del Paesaggio e del Patrimonio storico e artistico della Nazione, ma nulla di più. Ora al termine di un iter durato quasi tre anni, con i previsti quattro voti tra Camera e Senato, il Parlamento ha approvato in via definitiva la Proposta di legge costituzionale che colma una lacuna storica.

Il Provvedimento modifica l’art.9 e l’art.41. Nel primo caso si afferma che la Repubblica tutela l’Ambiente, la Biodiversità e gli Ecosistemi, anche nell’interesse delle Future generazioni. La Legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli Animali. Il riferimento alle Future generazioni indica il recepimento in Costituzione del concetto di Sviluppo sostenibile, le risorse naturali non possono essere sfruttate in modo illimitato senza tener conto di chi verrà dopo di noi, mentre la Tutela degli animali, affidata alle Leggi ordinarie dello Stato, è frutto di un compromesso raggiunto per evitare lo stallo che si era venuto a creare nel corso dell’iter parlamentare, distinguendo Ambiente, Biodiversità, Ecosistemi (tutelati direttamente dalla Costituzione) ed Animali (la cui tutela viene affidata al Legislatore.

Modifica anche del controverso rapporto tra Attività economica ed Ambiente. Nell’art.41  si è aggiunto che l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da creare danno alla Salute, all’Ambiente oltre che alle già sancite sicurezza, libertà, dignità umana. Nel doppio passaggio tra Camera e Senato il Provvedimento è stato approvato con maggioranza qualificata e dunque non è necessario un referendum confermativo: la tutela della Natura è da ieri tra i principi fondamentali dello Stato.

La Legislazione futura si dovrà ispirare al cambiamento costituzionale e la legislazione passata si dovrà adeguare,. Ora è necessario definire un sistema normativo organico ed innovativo a tutela della Natura italiana. Una delle prime battaglie riguarda la legge 157 del 1992, che regola proprio l’attività venatoria affermano al Wwf Italia. Il Presidente nazionale di Legambiente ribadisce che  la modifica costituzionale è una bellissima notizia, una vittoria. Ci si è spesso opposti allo sviluppo delle energie rinnovabili, eolico e fotovoltaico soprattutto, appellandosi al fatto che il paesaggio italiano fosse tutelato dalla Costituzione. Ora, ambiente e biodiversità vengono messi sullo stesso piano: vanno tutelati allo stesso modo del paesaggio. E questo ci aiuterà come Paese ad affrontare meglio l’emergenza climatica.

L’aggiunta della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi all’articolo 9 della Costituzione è da considerarsi positiva, anche se si dovrà fare attenzione alla interpretazione del nuovo testo: la nostra biodiversità è soprattutto bio-culturale. Così annota il Coordinatore del gruppo di lavoro sul paesaggio presso il Ministero dell’Agricoltura, storicamente – prosegue- il contenuto si collega alle iniziative delle Nazioni Unite in materia di Ambiente e Sviluppo sostenibile risalenti alla dichiarazione di Stoccolma del 1972 ed al rapporto Brundtland del 1987. Gli aspetti positivi sono evidenti considerata la necessità di preservare la base ambientale ed eco-sistemica che consente la vita sulla terra. I rischi sono invece legati alla interpretazione che molti Organismi che si occupano di Ambiente hanno dato a quelle iniziative, interpretandole come la necessità di ritornare all’ecosistema naturale esistente prima che la civiltà umana si sviluppasse. La  conservazione del paesaggio prevista dall’articolo 9, già presente prima del testo aggiunto, impone di tenere presente il carattere essenzialmente culturale del paesaggio italiano. L’Ambiente si difende anche mantenendo i nostri sistemi agro-silvo-pastorali, mentre la nostra biodiversità, è soprattutto biculturale, concetto definito dalla dichiarazione di Firenze di Unesco e Convenzione per la Diversità Biologica delle Nazioni Unite nel 2014. 

Il Parlamento ha approvato il testo delle nuove disposizioni da inserire nell’art. 9 della Costituzione, aggiungendo che la Repubblica Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La Legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Italia Nostra si chiede se nell’esercizio concreto della tutela ambientale e paesaggistica questa modifica produca l’effetto desiderato. L’ottima giurisprudenza della Consulta ha già stabilito che la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali è parte fondante della Carta costituzionale, essendo indicata, dall’art. 117 secondo comma, come materia su cui lo Stato ha competenza legislativa esclusiva. L’Associazione, d’accordo con la Corte costituzionale, ritiene che il concetto di paesaggio, lungi dall’essere categoria meramente estetica, contenga in sé anche l’ambiente e la biodiversità. La prima volta che la Corte costituzionale utilizzò il termine Ambiente fu nel 1971, quando confermò la legittimità della Legge istitutiva del Parco Nazionale dello Stelvio. Da quel momento la salvaguardia dell’ambiente, considerato nella sua concezione unitaria comprensiva di tutte le risorse naturali e culturali, si delinea come diritto inviolabile della persona ed interesse fondamentale della collettività imponendo l’obbligo della sua conservazione e della repressione del danno ambientale, offesa al diritto che vanta ogni cittadino individualmente e collettivamente, Corte costituzionale, sentenza n. 210/1987. 

Le modifiche storiche degli articoli 9 e 41 della Carta, approvate in via definitiva dalla Camera, introducono principi decisivi anche per le Future generazioni e richiedono uno scatto di coerenza del Governo, che invece sta andando in direzione opposta. Ma per la Cgil è adesso il momento di cambiare modello di sviluppo, afferma Simona Fabiani Responsabile Dipartimento Ambiente e Territorio della Cgil Nazionale.

Queste modifiche  sono senza dubbio storiche e decisive per la qualità della vita delle persone, che riconoscono l’importanza fondamentale della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi per la salute e la giustizia sociale, e che produrranno  effetti anche per le Future generazioni. Sarebbe stato meglio esplicitare anche il contrasto ai cambiamenti climatici, la grande emergenza di questo periodo, ma sono comunque modifiche che rispondono ad un sentimento diffuso ed alle mobilitazioni di massa degli ultimi anni che, promosse dal movimento dei Fridays for Future, hanno portato in piazza, anche nel nostro Paese, milioni di persone per rivendicare un radicale cambiamento e per criticare le scelte poco ambiziose dei Governi di tutto il mondo nel contrastare il riscaldamento globale ed accelerare una giusta transizione da un sistema come quello attuale che risponde al potere e ai profitti di pochi, ad uno nuovo, equo e inclusivo che garantisca il benessere di tutti gli esseri viventi e del Pianeta.

La Cgil è parte di questo movimento, ha partecipato attivamente alle manifestazioni, ha elaborato proposte e piattaforme che mettono al centro la piena occupazione stabile e di qualità in un modello di sviluppo sostenibile, attraverso la transizione ecologica e la decarbonizzazione di tutti i settori dell’economia, rivendicandone i contenuti nel confronto con il governo, le aziende e gli enti territoriali e nella contrattazione a tutti i livelli.  Non possiamo che essere soddisfatti delle modifiche alla Costituzione. Ora però serve uno scatto di coerenza fra i nuovi principi introdotti nella Carta fondamentale del nostro Paese e l’azione di governo, che purtroppo sta andando da tutt’altra parte: nessun intervento deciso per ridurre l’inquinamento dell’aria, nonostante che ogni anno in Italia più di 60mila morti premature siano attribuibili alle polveri sottili; per quanto riguarda le bonifiche dei siti contaminati, più di 16mila sono praticamente bloccate e non c’è ancora un piano di azione per l’adattamento al cambiamento climatico; nessuna politica industriale per lo sviluppo delle filiere necessarie alla transizione ecologica e politiche energetiche miopi che non sviluppano adeguatamente efficienza e rinnovabili, oltre ai 21,6 miliardi di euro spesi nel 2020 in sussidi pubblici ambientalmente dannosi. Direi che manca un ruolo protagonista dello Stato che guidi e coordini la trasformazione affermando una giusta transizione per la tutela del lavoro e per la nuova occupazione.  Il momento di cambiare è adesso, le risorse del Pnrr e delle politiche di coesione, insieme alle risorse ordinarie dello Stato, ci offrono un’occasione irripetibile di investimento. Le politiche pubbliche devono guidare con coerenza ed in modo integrato i nuovi principi introdotti nella Costituzione nelle azioni concrete. La Cgil continuerà a chiederlo con forza in tutti i tavoli con il governo, a partire da quelli previsti dal Protocollo per la partecipazione ed il confronto nell’ambito del Pnrr e del Piano nazionale per gli investimenti complementari e in quelli del Partenariato sui fondi strutturali europei. Non c’è tempo da perdere, non facciamoci sfuggire questa opportunità, Conclude Simona Fabiani.

Come Dipartimento Nazionale Sostenibilità e Rsi della Fisac Nazionale, intendiamo partecipare attivamente con le nostre proposte al cambiamento in atto verso uno sviluppo che sia sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico.

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