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È dall’inizio di questa calda ed anomala estate che, unitariamente, le Organizzazioni Sindacali attendevano un incontro con l’Amministratore delegato per fare il punto della situazione in BPB e magari avere qualche chiarimento sulle prospettive e sullo stato di salute della banca. Ad oggi nessuna risposta dai massimi vertici aziendali sulle motivazioni che hanno spinto i componenti del collegio sindacale, a lasciare in modo inatteso e contestuale l’incarico. Di contro, con l’evidente intento di saltare l’intermediazione sindacale, il top management e chissà chi altri per il prossimo futuro, mettono in scena trasmissioni radiofoniche di propaganda in cui, a fini meramente motivazionali, ma di scarsa sostanza, rappresentano un clima aziendale decisamente diverso dalla realtà quotidiana sui luoghi di lavoro.
A distanza di un anno dal termine del commissariamento, non sembra cambiato granché nella gestione dell’azienda rispetto al passato: i dipendenti vengono mossi come birilli senza i dovuti preavvisi, senza considerare eventuali problematiche di natura personale e/o familiare e con aggravi di costi/responsabilità non compensate da alcunchè, si assiste a demansionamenti, violazioni contrattuali, in definitiva mancato rispetto degli accordi.
C’è bisogno di formazione che tenga conto dei saperi necessari per operare, ma vediamo concentrazione sugli aspetti relazionali; si utilizzano computer obsoleti con sistema operativo abbandonato dagli stessi creatori e non si vedono programmi gestionali, archivi e procedure di controllo integrati, innovazioni, insomma, sia pure in forma di idea, che possano migliorare la qualità del lavoro e la sua efficacia.
Il nuovo assetto organizzativo, con oltre 1000 trasferimenti e cambi di ruolo effettuati in pochissime settimane, ha prodotto un caos senza precedenti e, in questi giorni, assistiamo a nuovi rimescolamenti. Possiamo dire che, di fatto, non c’è una gestione complessiva dell’azienda nella sua piena essenza, ma la somma di tanti microinterventi non coordinati a seconda delle esigenze del momento, con tutti gli inevitabili strafalcioni del caso, con carichi di lavoro aumentati (anche per effetto delle chiusure). Ritornano intollerabili pressioni psicologiche e commerciali contestuali all’assenza di precise linee guida. Sono tornate le sirene di minacce personali, di inviti a cambiare lavoro e di trasferimenti, inaccettabili ed incoerenti con quanto sostenuto dai vertici aziendali, che promettevano un nuovo clima lavorativo e un nuovo modo di fare banca. Gli effetti di questa confusione si ripercuotono sulla salute dei colleghi che sempre più numerosi chiedono di uscire dalla rete. A tale proposito in tema di stress-lavoro correlato invitiamo l’Azienda ad intraprendere tutte le iniziative necessarie attraverso verifiche delle colleghe/colleghi interessati alla mobilità cosi come I buoni propositi degli accordi sottoscritti hanno evidenziato.
Fino a quando tutto questo? Nel frattempo veniamo a conoscenza di promozioni e riconoscimenti. Il tutto in costanza di riduzioni dei costi del personale e di tagli retributivi (R.O.L.). Come si giustifica tutto ciò, con benefici per pochi ed in danno per molti?
Se queste sono le premesse, basta disparità per i colleghi della Banca Popolare di Bari, BASTA ROL!
Vi aggiorneremo dopo l’incontro del 30 settembre con l’Amministratore delegato al quale chiediamo risposte e i cambiamenti promessi, in grado di restituire fiducia, equità e dignità ai lavoratori della banca e quindi sostenibilità del progetto di risanamento aziendale .
Bari, 29 settembre 2021
Segreterie di Coordinamento
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN
Banca Popolare di Bari